NATO CINGHIALE

sabato 9 ottobre ore 20
UNIONE CULTURALE FRANCO ANTONICELLI – via Cesare Battisti 4, Torino
Spettacolo con cenetta per numero limitato di spettatori

Evento in collaborazione con Unione Culturale Franco Antonicelli e Progetto Zoran

BIGLIETTI
Spettacolo con cena (leggi sotto per il menu!)
Intero: 25 € + prevendita | Ridotto: 23 € + prevendita
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NATO CINGHIALE

di e con Alessandro Sesti e Debora Contini
drammaturgia Alessandro Sesti
musiche originali eseguite dal vivo Debora Contini
si ringrazia Giacomo Sette, Patrizio, Giuliana e Franco e Sant’Antonio
produzione Strabismi, Teatro Thesorieri, Infinito srl

«Fin da piccolo ho questo ricordo, mio padre alla domenica mattina che parte presto, prestissimo, ancora buio fuori, i rumori di bauli  che si aprono e chiudono, l’acqua che scorre, passi di stivali lenti in corridoio, poi la porta che si chiude. Di nuovo silenzio. Tuo padre è andato a caccia. Sono cresciuto considerando normale l’attività che pratica l’uccisione di animali per sport. Attività venatoria, è il termine preciso. I cacciatori la chiamano caccia sportiva ed io li immagino con fasce da tennisti, pantaloncini corti a gareggiare coi cinghiali per le foreste Umbre. Il cinghiale, dalle nostre parti è chiamato “porchetto da sgarrufo”. In dialetto “sgarrufo” viene da “grufolare”, attività principale dei suini. Rotolarsi, ma anche smuovere animatamente con le zampe anteriori zolle di terra, generando non  poche blasfemie nei contadini che vedono i propri cambi devastati dalle bestie in questione. Negli anni, quel rito domenicale ha accompagnato i cambi di abitudine della mia vita. Se in tenera età, rimanevo sotto le coperte ascoltando ed immaginando mio padre  prepararsi, col crescere lo spirito di ribellione mi colse. Così durante il pranzo, chiamavo mio padre assassino, gli auguravo sarcasticamente di non perdere l’uso di braccia o gambe per un colpo di fucile e così via. Coi vent’anni tutto cambiò, rientravo dopo aver fatto le ore piccole e assistevo, smaltendo sbronze, alla preparazione di papà, rimasta immutata, meravigliosa e composta. L’ultima offesa arrivò quando di ritorno da un viaggio dichiarai d’esser diventato vegetariano. Fu come dire una bestemmia in chiesa. Come se  al babbo leghista dichiari che sei fidanzato con un africano. Come se a un padre degli anni cinquanta dichiari d’esser gender fluid. Un  trauma. Era incomprensibile per lui come potessi sopravvivere. Il rito della domenica non si fermò ed io continuavo a crescere. Superata la fase della ribellione, senza alcun motivo preciso ripresi a mangiare carne, riconquistando la stima paterna e soprattutto cominciai a comprendere il suo pensiero. Passai ore di grappe postprandiali ad ascoltare come funzionava la battuta di caccia, le dinamiche  sociali della squadra, il loro bisogno di abbattere capi di cinghiali nella riserva per evitare che divenissero un problema per i cittadini  della zona e molte altre storie. Poi imparai a fare lo spezzatino. Una delle forme più alte di libidine culinaria. Lo perfezionai al punto  che mia madre riconobbe la mia superiorità. Solo ora capisco di aver passato più di trent’anni a cercare di comprendere qualcosa che  non va capito, ma solo rispettato ed amato. Le passioni non si controllano, sono ciò che abbiamo di più simile alla nostra vocazione,  senza dubbio legate al nostro daimon che ci ricorda ciò che scegliemmo prima di nascere. Solo ora capisco quanto amo mio padre e  voglio raccontarne la vita, le fragilità e le paure, ma anche la sua semplicità e la sua bellezza. Il tutto preparando ciò che da sempre ci ha legato. Lo spezzatino di cinghiale».

Alessandro Sesti


IL MENU
– lo spezzatino di cinghiale preparato dall’artista

– il vino di Osteria Enoteca Rabezzana
– il cioccolato di Pastiglie Leone

Alessandro Sesti

Alessandro Sesti è attore e drammaturgo di formazione indipendente, costruita attraverso stage intensivi di teatro e danza con maestri quali Cesar Brie, Danio Manfredini, Claudio Morganti, Leonardo Capuano, Manolo Rivaroli, Armando Pirozzi, Massimiliano Civica e Roberto Latini. Nel 2013 fonda l’Associazione Culturale Strabismi, un collettivo che dal 2015 da vita all’omonimo festival. Dal 2010 è cura laboratori teatrali per scuole medie e superiori e serali per varie fasce d’età. Tra il 2012 e 2016 cura come trainer progetti teatrali Erasmus + fra Polonia, Germania e Grecia. È direttore artistico del Teatro Thesorieri di Cannara e di Strabismi Festival. Dal 2015 concentra il suo percorso artistico sul teatro di narrazione con gli spettacoli Fortuna, Ionica e Luca 4,24 e sulla riscrittura della fiaba, attraverso performance sonore, con C’era una volta una bambina e Barbablù, ponendo al centro della ricerca il ritorno al racconto senza l’ausilio di immagini. Lo studio del suono, prosegue insieme al musicista Nicola “Fumo” Frattegiani con il progetto Eclissi che indaga lo scollamento dalla realtà creato da malattie degenerative attraverso l’audio binaurale. Nel 2019 vive sotto scorta di massimo livello, per creare la drammaturgia dello spettacolo Ionica che racconta la vita di Andrea Dominijanni, testimone di giustizia calabrese. Ionica è vincitore del premio Luna Crescente, del premio “Teatro voce della società giovanile” di ITC San Lazzaro (BO) e del premio della giuria critica a Direction Under 30 nel 2020.

Vince il premio della giuria critica “Dante Cappelletti” 2019 con lo spettacolo Luca 4,24 insieme a Mattia Maiotti e Debora Renzi. Vince la menzione speciale al Premio Scenario 2021 con Tonno e Carciofini, una storia wrestling, insieme a Ludovico Röhl e Silvio Impegnoso. Lavora come performer per la compagnia Leviedelfool.