FREEKEH – Il y a 40 jours ma tante est morte

Photo by Carl Halal | 2025

Mercoledì 30 Settembre – ore 20:30
Giovedì 1 ottobre – ore 20:30
Cena offerta dai Food Partner del Festival!
Durata: 60 minuti
📍 Casa Luft (Via Monginevro, 262/Interno 8, Torino)


BIGLIETTI
Spettacolo con cena (leggi qui per il menu!)

INFO UTILI

  • Da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo, i biglietti saranno acquistabili esclusivamente in loco (fino a esaurimento dei posti).
  • In fase di acquisto del biglietto, sarà possibile segnalare eventuali intolleranze e diete speciali.
  • Spettacolo in lingua italiana

FREEKEH
Il y a 40 jours ma tante est morte

Testo, performance, regia e scenografia: Hiba Najem; Composizione musicale, fisarmonica e performance: Samah Boulmonah; Light design e regia tecnica: Antonella Rzk; Correzione redazione dei test: Lynn Najm; Amministrazione della compagnia: Ounsi el Daif; Traduzione in italiano: Marcella Segre; Preparazione linguistica in italiano: Matteo Stefania.

Ispirato dalla scomparsa della zia dell’autrice, questo spettacolo fa parte di una serie di performance culinarie dedicate al legame tra cibo e memoria. In un’epoca in cui il lutto viene spesso “ingurgitato” rapidamente — come un pasto pronto che non lascia spazio alla condivisione del dolore — l’opera propone un rito di resistenza emotiva contro la fretta del vivere moderno. La performance nasce da un ricordo preciso: il quarantesimo giorno dalla morte della zia, quando la preparazione del Freekeh, il suo piatto preferito, fu sacrificata in nome della praticità a favore di un asettico servizio di catering. Partendo da questo vuoto gastronomico e affettivo, l’artista torna oggi ai fornelli per celebrare quella memoria negata. Attorno al profumo della cipolla e del grano che torna a sobbollire, viene ripercorsa una storia familiare fatta di aromi e ricordi, condividendo con il pubblico una ricetta che attraversa le generazioni e che, nel tempo, è stata capace di trasformarsi ed evolversi. Attraverso il gesto del cucinare, l’artista invita il pubblico a rallentare e a lasciare che il dolore maturi alla propria velocità. La condivisione del piatto diventa così un atto di amore collettivo: un omaggio necessario non solo a una figura cara, ma a tutti coloro che ci hanno lasciato da quaranta giorni, quaranta settimane o quarant’anni.

TRAILER

IL MENÙ DELLA CENA

  • Freekeh – grano verde affumicato
  • Cipolla, aglio, olio d’oliva e spezie (sale, pepe, cumino, finocchio e coriandolo)
  • Cavolo, zucchine e carote
  • Mandorle
  • Yogurt, menta secca, cetrioli e aglio
  • Frutta di stagione

HIBA NAJEM
Dopo aver completato gli studi teatrali all’Università Libanese per formarmi come attrice, è stato durante il master all’Università Saint-Joseph di Beirut, nel corso di antropologia teatrale, che ho preso coscienza del fatto che il teatro è molto più di un testo recitato in una sorta di scatola chiusa. Ispirata da questo corso, ho scritto la mia tesi sulla teatralità del cibo e sulla sua presenza in scena. Da allora, il cibo è al centro del mio lavoro. Salgo sul palco accompagnata dal pubblico per raccontare un ingrediente, condividere ricette e trasmettere un sapere ereditato, per poi condividere, infine, una pietanza.
Nel 2021 ho iniziato una serie di performance legate a piatti libanesi dimenticati o poco conosciuti: Adas bi choumar (Lenticchie al finocchio), Fatayer bi banadoura (Saccottini al pomodoro), Freekeh 40 giorni fa mia zia è morta. Dopo due anni di tournée in Libano, ho potuto condividere le mie performance culinarie in diversi festival e teatri europei, tra cui La Bâtie a Ginevra, il festival Confit al Théâtre La Garance, il FAB a Bordeaux, il Play with Food festival a Torino…
Attraverso questi viaggi compiuti qui e altrove, le esperienze vissute e i momenti condivisi prima e durante le performance, si è fatta strada in me una consapevolezza: il cibo unisce. Ci permette di superare le nostre divergenze, colmare il divario scavato tra noi e gli altri e, soprattutto, mettere in luce mestieri e lavoratori spesso dimenticati o ignorati. Il palcoscenico mi ha permesso di avvicinarmi a persone che tramandano tradizioni culinarie millenarie e di trasmetterle a un pubblico proveniente da origini diverse. Attualmente sto lavorando alla mia nuova performance, Kaak el eid (Il dolce della festa).
Nel 2022 ho conseguito il mio secondo master all’Università di Avignone in Teatro e Scrittura.


SAMAH BOULMONAH

Nato a Chanay, sul Monte Libano, ho iniziato a suonare il sintetizzatore da piccolissimo, influenzato da mio padre che suonava il oud. Inspirato dal vasto repertorio classico e folkloristico arabo, ho studiato con assiduità, imitando mio padre e cercando di riprodurre il maqam arabo utilizzando i microintervalli su una tastiera base. Cresciuto in un ambiente conservatore, ho vissuto un netto contrasto con una comunità che apprezza la musica, ma non la considera un mestiere serio e stabile.
Ho iniziato a studiare il pianoforte come strumento complementare obbligatorio durante i miei studi di musicologia all’Università Antonina. Ero indeciso tra il pianoforte e il sintetizzatore, finché la mia vita non è cambiata radicalmente nel 2012, anno in cui ho acquistato il mio primo fisarmonica e l’ho modificata per poter suonare il maqam arabo tramite i microintervalli. Questo periodo ha coinciso con il mio trasferimento a Beirut. Grazie alla musica di strada in via Hamra, ho potuto esercitarmi per ore ogni giorno, perfezionare la mia tecnica con la fisarmonica e guadagnare qualcosa. Un anno dopo, suonavo sia con gruppi underground sia nella scena musicale araba commerciale per mantenermi. Entrambe le esperienze sono state estremamente arricchenti e hanno contribuito a plasmare il mio stile musicale per gli anni a venire.
Nel 2013 ho iniziato ad esibirmi al Metro Al Madina (un caffè-teatro nella leggendaria via Hamra a Beirut). In quegli anni ho collaborato e inciso con più di 14 progetti/artisti diversi, sia con il Metro che da indipendente. Ho anche tenuto concerti negli Emirati Arabi Uniti, in Oman, Giordania, Egitto, Tunisia, Belgio, Svizzera e Italia. Attualmente vivo tra Beirut e Roma, dove suono regolarmente repertori arabi tradizionali e moderni, cercando di combinare composizioni originali e lo stile classico del maqam.